La grande suggestione degli adagio iniziali, pervasi da accoramento e senso del mistero; lo straripante esplodere degli allegro, con la misura dei violini, la nettezza dei fiati, l'incalzare di contrabbassi e violoncelli scanditi dal caratteristico impatto degli archetti sulle corde di budello; poi andanti o allegretti di elegante mestizia e raffinatissima costruzione sonora, affidate alla voce peculiare degli strumenti d'epoca; dopo ancora, minuetti pervasi da grazia salottiera in cui l'esuberante impatto dell'insieme si alterna con le tessiture sonore dei fiati; infine lo scintillio sonoro dei presto o degli allegro vivace finali, espressione di una settecentesca "joie de vivre". In tutto questo la statura artistica di Frans Bruggen e l'ottima qualità degli strumentisti della Orchestra of the XVIII Cent. hanno un ruolo notevolissimo. Straordinaria l'interpretazione della Sinfonia 98, il cui adagio reca un probabile omaggio a Mozart appena scomparso, mentre il finale reso celebre dagli assoli del violino e della sorprendente coda con intervento del clavicembalo. Ugualmente splendida la Sinfonia 101 "The Clock", di cui Bruggen esalta la grazia classica non senza far presagire inquietudini preromantiche. Grandiosa, infine, per non dire bruckneriana, la lettura della Sinfonia 104 "London", possente e attraversata da tensioni caratteristiche di un'epoca che, con la sua vorticosa accelerazione storica, assiste allo spegnersi della cultura settecentesca.